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Ora che Viola aveva un progetto, non le restava che capire come realizzarlo.
Ma la cosa più importante era trovare il modo di comunicare la decisione ai suoi genitori, perché quel piano avrebbe richiesto un trasferimento, un po' più lontano da dove aveva sempre vissuto.
A cinquant'anni non dovrebbe essere così difficile prendere in mano la propria vita, eppure con i suoi genitori le cose non erano mai state semplici. La sua famiglia basava tutto sul principio del «prima il dovere e poi il piacere»: non c'era alcuno spazio per i desideri personali, né tantomeno per qualsiasi novità che potesse cambiare le abitudini acquisite.
Ogni volta che Viola aveva manifestato il desiderio di fare qualcosa di diverso, veniva immediatamente tacciata di egoismo, e ne seguivano liti che si protraevano per giorni o settimane. Un rapporto spesso conflittuale con la madre, l'assenza del padre nelle dinamiche familiari, un legame superficiale con la sorella e una totale assenza di supporto morale l'avevano portata, in passato, ad abbandonare i suoi sogni. Lo faceva per quiete, ma soprattutto per quella cronica mancanza di fiducia nelle proprie capacità.
Tutto ciò che Viola era riuscita a costruire nel tempo, lo aveva fatto in silenzio, cercando soluzioni che non alterassero troppo gli equilibri altrui — anche quando significava scendere a compromessi con i suoi stessi desideri. Eppure, il risultato finale non cambiava mai: bastava un'iniziativa autonoma per scatenare il gelo, con un allontanamento punitivo che si protraeva fino alle sue scuse.
Questa volta, però, avrebbe provato a prepararli, affrontando la loro reazione a viso aperto.
La sfida più grande, tuttavia, non era convincere loro, ma convincere se stessa. Doveva persuadersi che realizzare quel sogno non significava venir meno ai suoi doveri di figlia, nel caso un giorno avessero avuto bisogno di lei. Quel radicato senso del dovere, unito alla fragilità della sua autostima, continuava a erodere le sue certezze.
Era evidente: prima di dare vita al suo progetto, Viola avrebbe dovuto lavorare ancora molto su se stessa. Doveva imparare a liberarsi di quel giudizio invisibile, prima di poter prendere finalmente in mano la sua vita per davvero.